Report riunione del 12 Maggio 2013

Catania Bene Comune e le persone che ne fanno parte sono sempre state convinte che qualità dell’istruzione e sviluppo economico di un territorio sono dati che ogni studio statistico e sociologico mette in relazione e che incidono in modo sostanziale sulle condizioni di degrado economico-sociale e culturale della nostra terra. E' per questo che la scuola deve anch'essa considerata bene comune e l'istruzione un diritto e non un servizio. Ci rendiamo conto che sono momenti difficilissimi, per la grave crisi economica mondiale che sta affliggendo il nostro come altri paesi, ma è proprio in momenti come questi che ciascuna nazione deve assegnare il giusto carattere di priorità alle azioni possibili. L’azione sull’istruzione in modo ponderato, utile e preciso è una delle più importanti proprio per le potenzialità che offre, perché è investendo sulle menti dei nostri ragazzi che si cambia il mondo.

Essendo quindi, quello dell’istruzione e della formazione della cultura un problema sociale, ma anche identitario, Catania Bene Comune si preoccuperà sempre di sollecitare tutte le istituzioni del nostro paese affinché si facciano carico di cambiare totalmente le politiche sull'istruzione investendo fortemente delle risorse su scuola e università perché solo con la cultura e la conoscenza tecnica si può uscire dalla crisi e non certamente inseguendo modelli economici e lavorativi propri delle nazioni del cosiddetto "terzo mondo", modelli che quelle stesse nazioni stanno abbandonando investendo sempre più risorse nell'istruzione.

La scuola è un diritto più che un servizio e come tale va assolutamente garantito. Vogliamo difendere il diritto dei ragazzi italiani e non, siciliani e catanesi in particolare, ad avere una scuola all’altezza di un Paese democratico e civile. Una scuola che sia all’altezza della storia e della cultura italiana e delle sfide che li aspettano in questi anni. La Sicilia è stata falcidiata in misura ben maggiore dai provvedimenti del Ministero diretto dalla Gelmini durante l'ultimo governo Berlusconi, ma tali provvedimenti, è bene riconoscerlo, si sommano ad anni di tagli di risorse e riorganizzazioni del sistema scuola volte solo ad aumentare a dismisura il potere dei dirigenti sotto il feticcio del termine "autonomia", ma anche di assenza di opportuni provvedimenti degli enti locali a salvaguardia dell’istruzione nella nostra regione.

Il risultato di queste politiche scellerate e del recepimento passivo da parte dei governi della regione e del comune che si sono succedute negli anni sono oggi: classi affollate, docenti che ruotano, personale ATA in numero non adeguato, ragazzi con handicap con numero di ore di sostegno largamente insufficiente, locali inadeguati ed insicuri. Questa è la condizione in cui si dovrebbe combattere ignoranza, dispersione scolastica (e non solo) che nella nostra terra raggiungono le punte nazionali più alte. Spesso la scuola è un presidio dello Stato nel territorio: ogni disattenzione, ogni attacco al singolo edificio è un attacco globale al senso dello Stato come collettività condivisa.

Data riunione: 
Domenica, 12. Maggio 2013