Duemila in cassa integrazione all'ST di Catania. Basta bugie, serve piano industriale.

Per poco più di 2000 lavoratrici e lavoratori della sede di ST Microelectronics di Catania è scattata la cassa integrazione che durerà fino al 31 dicembre 2015. L'azienda ha imposto una riduzione di orario di lavoro del 20%. Un fatto clamoroso che dimostra, una volta per tutte, la crisi che sta vivendo lo stabilimento ST di Catania e il progetto dell'Etna Valley nel suo complesso.

Per anni le Istituzioni, dal Comune al Ministero, hanno fatto finta di non sentire le rivendicazioni dei delegati sindacali FIOM della ST che denunciavano l'assenza di un Piano Industriale credibile per la ST di Catania, la progressiva dismissione dei moduli produttivi etnei, la delocalizzazione di ogni ingente investimento, la volontà di svendere la quota azionaria statale di ST così da svincolare l'azienda da investimenti sul territorio catanese.

La cassa integrazione annunciata finalmente svela davanti a tutti ciò che è diventata ST negli ultimi anni. Moduli in dismissione, duemila persone in cassa integrazione, nessun progetto approvato per il futuro, solo l'annuncio dell'apertura di un nuovo modulo (l'iter è stato rinviato e adesso è bloccato), l'M9, che però assomiglia tragicamente alla vicenda del modulo M6, annunciato per anni e mai aperto.

Catania Bene Comune continua a sostenere la lotta e le istanze dei delegati sindacali FIOM dell'ST e annuncia sin da subito la mobilitazione affianco alle lavoratrici e ai lavoratori di ST.

Per la sede di ST di Catania serve urgentemente un Piano Industriale serio e credibile, con tempi certi, che descriva gli interventi aziendali per il rilancio del polo produttivo etneo. Non è ora di annunci e finte speranze. In un contesto di disoccupazione dilagante, di emigrazione forzata e di desertificazione produttiva la ST rappresenta un polo produttivo essenziale per la Sicilia orientale che va difeso strenuamente. Qualsiasi ipotesi di ridimensionamento e disinvestimento sarebbe catastrofico e le Istituzioni locali sono chiamate a impedirlo.

Oggi, con la cassa integrazione di duemila lavoratrici e lavoratori ST, cadono tutte le promesse fatte in campagna elettorale, crollano le avvenieristiche dichiarazioni sul rilancio dell'Etna Valley, viene sbugiardato chi, con fare inqualificabile, millantava rapporti con l'azienda tali da assicurare il rilancio a Catania. Alle bugie, come sempre, si è sostituita la cruda realtà.

Speriamo che adesso le Istituzioni si comportino in maniera seria e decisa. Noi staremo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta, come sempre.

Le lavoratrici e i lavoratori della ST devono subito tornare a lavorare a pieno regime, l'azienda e le Istituzioni determinino un Piano Industriale serio che rilanci la produzione a Catania.

Catania Bene Comune

Sabato 3 Ottobre 2015

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