Asili nido. L'amministrazione dimezza il servizio. Riforma fallita.

A Catania dal 2015 gli asili nido accoglieranno solo 360 bambini, metà del personale ausiliario sarà in esubero e verrà ulteriormente ridotto il numero delle educatrici comunali. La nuova gara d'appalto ridimensiona il servizio e decreta il fallimento della Riforma approvata dal Consiglio Comunale e redatta dal Sindaco Bianco e dall'ex assessore Trojano.

La delibera di Giunta, votata dal Consiglio Comunale di Catania nel dicembre 2013, (qui il piano economico e l'organizzazione del servizio allegato alla delibera) prevedeva il mantenimento su territorio comunale di 14 asili nido atti ad ospitare 740 bambini. A fronte di un insopportabile aumento delle rette mensili a carico delle famiglie, di una riduzione da 135 a 100 delle educatrici comunali, l'amministrazione comunale e il Consiglio Comunale annunciavano, mezzo stampa e in aula, di provvedere a un aumento dei posti disponibili per i bambini, portandolo appunto a 740. Un numero di bambini che raggiungeva il migliaio qualora fossero stati cumulati i bambini da 0 a 3 anni che avrebbero frequentato asili di caseggiato o spazi bambini di imminente apertura (ancora aspettiamo!). Questa era la Riforma del servizio Asili Nido redatta nell'autunno 2013 dall'ormai ex Assessore Fiorentino Trojano e dal Sindaco Enzo Bianco.

Ma facciamo un passo indietro. Fino alla dichiarazione del pre-dissesto e alla conseguente approvazione del Piano di Rientro finanziario, redatto dall'Amministrazione Stancanelli e sottoscritto dall'Amministrazione Bianco, il servizio asili nido funzionava così: 15 strutture, 630 bambini accolti e un meccanismo di contribuzione delle famiglie basato sul reddito (gratuità assoluta per chi aveva un reddito inferiore ai 6000 euro annui e 50 diversi importi proporzionali al reddito, qualche decina di euro per i redditi bassi, un centinaio di euro per redditi medi, fino a 270 euro per chi aveva un reddito superiore ai 35000 euro annui) (Qui le tariffe previste fino al 2014). Questa impostazione del servizio garantiva il raggiungimento della capienza degli asili e determinava la presenza di liste d'attesa enormi per bambini e famiglie che non riuscivano ad accedere al servizio pur avendone fatto richiesta. Per il servizio venivano impiegate 135 educatrici comunali e 99 operatrici private come personale ausiliario, utili all'assistenza dei bambini, alla mensa, alla pulizia dei locali. Per il personale ausiliario venivano impiegati dal Comune 191 612 euro al mese (qui il Capitolato d'appalto per il servizio ausiliario del 2011 e ancora vigente).

A un anno dall'entrata in vigore della Riforma la situazione degli asili è mutata drammaticamente. Non vi è solo il problema legato all'accesso al servizio per l'aumento delle rette, la Riforma degli asili è stata stravolta anche da atti ufficiali che, senza passare dal Consiglio Comunale, hanno ridimensionato gravemente il servizio. Nell'agosto 2014 il Comune di Catania ha emanato un provvedimento dirigenziale (qui il provvedimento dirigenziale) col quale determinava il mantenimento di soli 12 asili nido, per una capienza massima di 384 bambini, poco più della metà di quelli previsti dalla Delibera del dicembre 2013 licenziata dal Consiglio Comunale. Inoltre le educatrici comunali scendevano a 72 e le impiegate per il servizio ausiliario scendevano a 62. La situazione degli Asili nido di Catania arriva a quel punto alla Corte dei Conti che chiede chiarimenti all'Assessore al bilancio.

Purtroppo però la situazione peggiora ulteriormente. Il 5 settembre 2014 un altro provvedimento dirigenziale bandisce la gara d'appalto per il servizio ausiliario degli asili nido. L'appalto è scaduto nel gennaio 2014 e da allora si è proceduto tramite proroga (qui il nuovo capitolato d'appalto per il servizio ausiliario degli asili nido). Nel capitolato d'appalto allegato al bando di gara, che scade il 7 gennaio 2015, si procede a un nuovo ridimensionamento del servizio. L'atto recita così, “è necessario assicurare il servizio ausiliario ad un massimo di 360 bambini iscritti e frequentanti, a prescindere dalla capienza strutturale dei nidi”. Non viene indicato, a differenza di tutti gli altri capitolati d'appalto degli anni passati, il numero delle strutture asili nido nelle quali svolgere il servizio e l'amministrazione mette addirittura le mani avanti specificando che “in caso di sospensione del servizio per causa non prevedibili e/o di forza maggiore, o in caso chiusura definitiva o per l'intero anno di uno o più asili nido, l'appaltatore non avrà titolo a far valere alcun diritto risarcitorio”. Anche il numero delle lavoratrici ausiliarie, presente negli altri capitolati aventi ad oggetto il servizio asili nido, non viene specificato anche se, essendo proporzionale al numero dei bambini frequentanti, esso dovrebbe essere ridotto del 50 %. Certa è invece la riduzione della spesa per il servizio ausiliario. Si passa da 191612 euro mensili a 78816 euro mensili. La riduzione del costo è quindi del 59%. Tale riduzione, analizzando il capitolato d'appalto, non è assolutamente dovuta a una riduzione degli sprechi ma è integralmente legata alla riduzione dei bambini accolti nelle strutture e a un taglio netto del personale che vi lavora.

Insomma, quando entrerà in vigore il nuovo capitolato d'appalto, già il 9 gennaio 2015 se non ci dovessero essere ritardi o ulteriori proroghe, non è dato sapere quanti asili nido rimarranno aperti ma avremo davanti un servizio rivolto solo a 360 bambini e, se non si procederà a sostanziali correzioni, al licenziamento di metà del personale fino ad oggi impiegato per il servizio ausiliario negli asili nido.

Si tratta del fallimento totale della Riforma approvata dal Consiglio Comunale e proposta dal Sindaco Bianco e dall'ex Assessore ai Servizi Sociali Trojano. Senza alcun passaggio in Consiglio e senza alcuna comunicazione alla città, in appena un anno, gli asili nido comunali vengono dimezzati. Si passa da una capienza massima di 740 bambini a una capienza massima di 360 bambini e viene di fatto licenziata la metà delle lavoratrici ausiliarie. Senza contare la mancata apertura di quelle strutture volte all'accoglienza di bambini da 0 a 3 anni che si sarebbero dovute sommare al servizio asili nido: asili di caseggiato, spazi bambini, asili a gestione privata finanziati dai fondi PAC. Strutture che avrebbero dovuto ampliare l'offerta all'infanzia ma, per loro stessa caratteristica e per i requisiti necessari allo stanziamento dei fondi PAC, assolutamente non sostitutive degli asili nido comunali.

In tutto questo l'incertezza sul servizio, l'importo troppo alto delle rette, i continui ridimensionamenti hanno determinato una fuga dagli asili nido comunali. I bambini che hanno richiesto l'iscrizione per l'anno 2015 sono appena 377 e appena 45 sono in lista d'attesa nelle sole 3 strutture che hanno esaurito i posti disponibili. 

C'è l'urgenza di rivedere completamente la Riforma degli asili nido e di consegnare alla città di Catania asili nido comunali efficienti, di qualità e gratuiti per le famiglie più in difficoltà. Occorre immediatamente abbassare le rette e rivedere complessivamente il sistema della contribuzione. La città di Catania merita asili nido comunali che rispondano alle esigenze dei bambini, delle famiglie e delle donne. Il numero di 740 bambini da poter accogliere negli asili nido comunali, previsto dalla Riforma Bianco-Trojano era già troppo basso, una sua riduzione, addirittura del 51%, è inaccettabile.

Il 9 gennaio 2014 il Sindaco Enzo Bianco dichiarava che la Riforma aveva permesso di aprire gli asili “con più bambini e più servizi”. Purtroppo tali affermazioni si sono rivelate drammaticamente false.

Noi chiediamo un incontro urgente al nuovo Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Catania, Angelo Villari, affinché si prenda atto della situazione attuale e si intervenga immediatamente sugli asili nido comunali che, continuando così, sono destinati alla chiusura.

Facciamo nostre le parole dei “coordinamenti donne” di CGIL, CISL e UIL pronunciate nel febbraio 2013: “Occorre individuare risorse e promuovere [...] politiche d’incentivazione a favore dell’occupazione femminile a Catania , fornendo alle famiglie, ed anzi incentivando, la presenza asili nido secondo un modello sociale atto a promuovere una ripartizione equa del lavoro familiare. Il taglio dei servizi all’infanzia rappresenta un taglio all’investimento sul futuro dell’intera società in quanto i bambini, i giovani del domani, vengono considerati solo in termini di cifre e di sottrazioni, piuttosto che come portatori di specifici diritti soggettivi tra cui il diritto all’istruzione e alla formazione continua e di qualità”.

Giovedì 18 dicembre in via Sant'Elena 40 alle ore 10,30 si terrà una conferenza stampa delle lavoratrici degli asili e di Catania Bene Comune per illustrare la situazione degli asili nido comunali e per lanciare le prossime iniziative di protesta, per salvare gli asili e il lavoro. Che dignità ha una città che chiude gli asili nido e taglia proprio sui più piccoli?

Catania Bene Comune

Martedì 16 Dicembre 2014

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