11 ottobre assemblea cittadina contro la crisi. Dal Comune contro il debito.

"Si mangiarono i soldi. Il debito comunale non lo dobbiamo pagare noi". Così abbiamo scritto sul volantino che abbiamo distribuito invitando all'assemblea dell'11 ottobre che si terrà alle 17,30 in piazza Stesicoro a Catania.

Catania ha un debito pubblico enorme. Fino a qualche anno fa ammontava a più di 100 milioni di euro: sperperati in clientele, consulenze, spese folli dagli amministratori di centrodestra e centrosinistra. Nessun beneficio ha tratto la città da questo indebitamento, nessun investimento ha migliorato la qualità della vita, nessun servizio in più è stato erogato alla cittadinanza e nessun posto di lavoro è stato creato o salvato. Decine di milioni di euro scomparse. Dopo aver sperperato, dopo essersi arricchiti, dopo aver prodotto quelle clientele che hanno permesso il loro successo elettorale, gli amministratori di Catania chiedono adesso a lavoratori, disoccupati, studenti, donne e uomini di saldare il conto. Attraverso il piano di rientro approvato dalla giunta Stancanelli e riconfermato senza alcuna modifica dalla giunta Bianco ecco come pensano di risanare il buco di bilancio da loro creato:

Aumento della tassazione. Le tasse comunali rimarranno ai massimali consentiti dalla legge. Tanto sulla spazzatura quanto sulla casa avremo la tassazione tra le più alte d'Italia.

Azzeramento dei servizi. Verranno progressivamente aboliti i buoni libro, gli asili nido, i servizi socio-assistenziali con un grave danno tanto alla cittadinanza quanto a tutti i lavoratori che operano nel settore.

Meno posti di lavoro. Le cooperative e le aziende che lavorano a stretto contatto con l'amministrazione comunale dovranno licenziare. Il Comune non potrà assumere né assorbire nel proprio organico i lavoratori. In più il piano di rientro non prevede percorsi preferenziali per pagare i lavoratori che aspettano da mesi gli stipendi arretrati.

Svendita dei Beni Comuni. Palazzi, piazze, giardini, fiere che sono le risorse straordinarie della nostra città, verranno svenduti ai privati per ricavarne qualche briciola. Così come verranno privatizzate e svendute le società partecipate (Amt, Multiservizi, Sidra...) privando i cittadini di servizi pubblici ed eliminando decine e decine di posti di lavoro.

vogliamo fermare tutto questo. Non possono essere sempre le classi già massacrate dalla crisi economica a pagare per le politiche fallimentari delle amministrazioni che si stanno succedendo fino ad oggi. In tutta italia i Comuni subiscono questi assurdi vincoli di bilancio ma molti dei Sindaci che oggi si lamentano sono proprio quelli che hanno voluto, sostenuto e votato i governi che li hanno prodotti. Non è pensabile che si lascino senza servizi e con tasse sempre più alte i cittadini mentre si continuano ad arricchire i grandi gruppi bancari e imprenditoriali che speculano sul debito della nostra città. Dobbiamo invertire le priorità perché la qualità e la dignità della vita e del lavoro valgono più di qualsiasi pareggio di bilancio

Venerdì 11 ottobre ore 17,30 Assemblea cittadina in Piazza Stesicoro

Qui l'evento facebook

Il 18 e19 ottobre a Roma per lavoro, casa e reddito

Giovedì 10 Ottobre 2013

Commenti

Ormai è cosa certa che Catania con questa classe politica non potrà mai uscire da quel senso di tepore che molti cittadini avvertono ma che non vedono.Oggi ci ritroviamo con un ponte abbattuto (inutilmente) con spese che potevano essere distribuite in altro modo,quindi con un disagio per i catanesi,commercianti ed automobilisti in coda per ore visto che debbono recarsi al lavoro.Questa amm.ne ancora oggi insiste nel far pagare al cittadino la loro proclamata inefficienza,tanto aumentare le imposte ,le tasse,l'addizzionale comunale ecc.ecc. non costa niente perv loro mentre le famiglie saranno costretti ha rubare per mangiare.Non parliamo poi di quella vergognosa ed odiosa tangente che i catanesi residenti debbono pagare a Sostare mentre nelle città civili tutto questo non accade.Morale :oggi il cittadino se vuole sopravvivere a questa classe politica deve scendere in piazza è mandare la classe politica attuale ha lavorare.

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