Se la mafia a Catania non esiste più. A trent'anni dalla morte di Pippo Fava

A Catania la mafia non esiste più. Il dibattito sui comitati d'affari composti da politica, imprenditoria e criminalità organizzata si è già esaurito e non è più attuale. Le grandi aziende possono investire in città e aggiudicarsi ogni appalto pubblico senza nessuna interferenza dei boss e possono perfino fare strada, tanta strada, le aziende catanesi che dicono apertamente di voler combattere la mafia. Le elezioni vengono vinte da coalizioni illuminate e antimafiose. Il tribunale si è liberato di qualche piccola, isolata, solitaria mela marcia e adesso, ligio al suo dovere, rincorre verità e giustizia. Nei quartieri popolari spaccio, rapine ed estorsioni vengono ormai gestiti da delinquenti ordinari mossi solo dalla crisi economica e le ammazzatine, assieme ai sequestri di armi, se ogni tanto avvengono, riguardano folli gangster che giocano alla guerra. Pure l'espansione edilizia ormai è tornata candida: grandi imprenditori vengono ad investire a Catania i loro centinaia di milioni di euro puliti e immacolati. Senza la mafia, con i protocolli in ordine, senza alcun subappalto sporco e sicuramente senza alcun prestanome ci sarà tempo per colare 300 mila metri cubi di cemento su Corso dei Martiri, 500 mila sul litorale della Playa, addirittura 1 milione sul porto, intanto imprenditori onesti e rieducati all'antimafia sono riusciti a convincere l'amministrazione comunale a trasformare dei terreni agricoli abbandonati e malmessi in grandi opere utili al progresso della città. Anche il commercio ha ripreso a camminare e grazie all'investimento di decine di milioni di euro, sempre puliti, negli ultimi anni sono nati una decina di grandi centri commerciali a ridosso della cinta della città: nuovi spazi di privati messi gratuitamente al servizio dei cittadini tanto che il Comune ha deciso perfino di aprirvi uffici e biblioteche. Sono passati trent'anni dalla morte di Pippo Fava e La Sicilia pubblica in prima pagina un articolo in sua memoria, Mimmo Costanzo, padrone della più grande azienda di costruzioni della Sicilia, lo ricorda dal palco della commemorazione, la Giunta e il Consiglio comunale si presentano sotto la lapide dove è avvenuto l'omicidio per rendere omaggio. È chiaro che la mafia a Catania non esiste più.

Oppure non esiste più chi la mafia riesce a raccontarla, a scovarla, a sputtanarla. Forse non è la mafia ad essersi indebolita ma è diventata più debole la voce di chi preferisce la verità della trincea all'ipocrisia bugiarda della pace. Una debolezza, quest'ultima, che ha lasciato immenso spazio a chi tenta di trasformare l'antimafia in un formale evento istituzionale, in un vuoto esercizio della memoria, in una narrazione epica di fatti lontani totalmente estranei alla realtà del presente, con l'obiettivo di infliggere alla lotta alla mafia il colpo più pesante, quello mortale: rendere l'antimafia innocua alla mafia. Un salto di qualità atto a decretare la fine del fenomeno, non la sua inesistenza: la mafia e l'antimafia potranno pure essere nella storia della città di Catania, una denunciata e l'altra glorificata, purché si accetti la pulizia dell'attuale classe politica, dell'attuale imprenditoria, dell'attuale informazione, la correttezza dell'attuale tribunale.

Ma la mafia, nonostante tutto, continua a comandare a Catania. Comanda nei quartieri popolari gestendone l'economia tramite lo spaccio di droga e di armi, tramite le rapine e le estorsioni. Comanda l'economia essendo l'unico soggetto finanziario a fare credito e a mettere a disposizione ingenti finanziamenti per le opere private. Comanda orientando ogni appalto e intrufolandosi in ogni subappalto. Comanda la mafia nella politica sancendo vittorie e sconfitte tramite il voto di scambio o anche tramite il disimpegno.

E si combatte la mafia sconfiggendo il suo dominio economico e sociale. Si combatte fornendo reddito, lavoro, istruzione e servizi sociali alle zone volutamente lasciate nel degrado. Si combatte la mafia rompendo il monopolio negli appalti, distruggendo l'accentramento dei capitali privati. Si combatte la mafia emancipando la politica dagli interessi economici dei poteri forti, bloccando la speculazione edilizia e finanziaria. Si combatte la mafia con l'informazione libera, con la denuncia, con l'attività sociale, con la capacità di pronunciare i nomi e i cognomi dei mafiosi, dei padroni della città, dei personaggi eccellenti, smascherando i loro affari, i loro interessi, le loro collusioni. Si combatte la mafia rifiutando il voto clientelare, quello comprato, quello pagato due lire ai disperati che non hanno altro da offrire. Rifiutando i pacchetti di voti, cancellando dalle liste chi ha costruito il proprio consenso tramite i CAF, i pacchi di pasta, la promessa di posti di lavoro in qualche cooperativa. Si combatte la mafia nel coraggio di non rinnovare l'incarico di gran cerimoniere del Comune al Cavaliere Maina coinvolto in inchieste di mafia, nella prudenza di non invitare Mimmo Costanzo sul palco di un'iniziativa antimafia al fine di distinguere Istituzioni e imprenditori monopolistici in una terra che tramite questo connubio è andata in rovina. Si combatte la mafia non approvando varianti al piano regolatore che incentivano la speculazione finanziaria e arricchiscono esclusivamente i poteri forti proprietari di terre. Si combatte la mafia se non si permette a chi è artefice di tutto questo di diventare paladino dell'antimafia.Sempre ammesso che questa mafia esista ancora.

A trent'anni dalla morte di Pippo Fava si può scegliere di vivere nella Catania liberata dalla mafia grazie a imprenditori e politici sempre uguali ma ora onesti oppure si può lottare per cambiare una città ancora mafiosa e amministrata da poteri forti collusi e spregiudicati. Quello che non si può fare è accettare l'ipocrisia di chi dice di combattere la mafia sedendoglisi accanto e continuando a farci affari.   

Matteo Iannitti

Domenica 5 Gennaio 2014

Commenti

Il porto di Catania ne è primo  teatro di questa mafia che oggi non spara. Non ne ha alcun bisogno nel regnare indisturbata.                       

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