Istituto Musicale Bellini. 14 milioni rubati a tutta la città. Troppi silenzi, Comune accerti responsabilità.

L'operazione della Procura di Catania e della Guardia di Finanza che ha portato all'arresto di 23 persone, su 38 indagati, per peculato continuato, ricettazione, riciclaggio e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio ha fatto finalmente luce sulla gestione criminale delle casse dell'Istituto Musicale Vincenzo Bellini, ente controllato da Comune e Provincia di Catania.

Quattordici milioni di euro pubblici destinati al finanziamento dell'ente di alta formazione musicale ma nel giro di pochi anni, secondo la Procura, finiti nelle tasche di funzionari e imprenditori compiacenti.

Somme enormi che si sarebbero dovute utilizzare per migliorare i servizi agli studenti, per attivare nuovi corsi, per pagare i lavoratori, per far crescere l'offerta formativa dell'Istituto Musicale e che invece sono state rubate, come riferiscono oggi gli organi di stampa, da chi doveva amministrarle.

Quanti ragazzi e quante ragazze non sono stati ammessi all'Istituto musicale per mancanza di posti disponibili a causa delle ruberie? Quanti soldi delle rette degli studenti sono finiti negli abiti di lusso, nei gioielli o nelle spese per i grandi eventi privati dei funzionari della ragioneria dell'Istituto?

Aver sottratto tali risorse alla collettività è un gesto odioso contro l'intera città, che ha danneggiato soprattutto le giovani e i giovani musicisti. Mentre tante famiglie facevano sacrifici per poter sostenere economicamente gli studi dei figli, mentre tanti giovani si disperavano per non aver trovato posto nelle graduatorie di ammissione all'Istituto Musicale, mentre tanti studenti svolgevano i più svariati lavori per pagare le rette e tanti lavoratori aspettavano stipendi arretrati o vedevano ridursi le ore di servizio, dei funzionari si appropriavano indebitamente dei soldi pubblici e facevano arricchire le loro famiglie.

Oggi non ci si può limitare al doveroso plauso a quegli amministratori che coraggiosamente hanno denunciato, proceduto ai licenziamenti del personale coinvolto e normalizzato la gestione contabile dell'ente. I soggetti sociali e politici della città e ancor prima le Istituzioni hanno il dovere di determinare come sia stato possibile per dei funzionari appropriarsi di svariati milioni di euro pubblici senza che per anni nessuno parlasse o si accorgesse.

Chi non ha verificato la correttezza dei bilanci dell'Istituto Musicale, ente di cui è azionista di maggioranza il Comune di Catania? Perché non si è svolto il “controllo analogo” che compete a Comune e Provincia sui singoli provvedimenti dell'Istituto Musicale Bellini? Dove sono stati gli organi collegiali dell'Istituto mentre sotto i loro occhi avvenivano le ruberie? Chi ha preso parte al sistema di complicità e omertà intorno alla distrazione dei fondi?

Rispondere a questi interrogativi non tocca solo all'autorità giudiziaria ma innanzi tutto alle amministrazioni comunale e provinciale che sull'Istituto Musicale Bellini avrebbero dovuto vigilare.

Rispondere a questi interrogativi e non solo compiacersi dell'operazione di polizia tocca all'Istituzione pubblica per evitare che fenomeni simili si ripetano, o continuino a verificarsi, nelle altre società e negli altri enti controllati dagli enti locali. Non si può infatti tacere oltre sulle assurde consulenze per centinaia di migliaia di euro che le società partecipate distribuiscono illegittimamente senza alcun intervento dell'amministrazione comunale e della magistratura.

Circa il coinvolgimento, ai vertici del sistema descritto dalla Procura, dei genitori (oggi in carcere) ed altri parenti della consigliera comunale di maggioranza, Erika Marco, Presidente della Commissione Servizi Sociali, eletta nel 2008 in sostegno dell'ex Sindaco Raffaele Stancanelli e nel 2013 in sostegno del Sindaco Enzo Bianco, occorrono immediate spiegazioni.

La consigliera Marco, già deferita alla Commissione Nazionale Antimafia, è componente della VII commissione consiliare che si occupa proprio del Liceo Musicale.

L'Amministrazione comunale ha il dovere di avviare immediatamente un'indagine interna per determinare, prima della magistratura, se è esistita una rete di complicità che ha coinvolto uffici comunali e rappresentanti istituzionali. 

La consigliera Marco ha il dovere di chiarire alla città la sua posizione nella vicenda ma sta innanzi tutto al Comune il dovere di accertare se vi siano stati condizionamenti politici volti a tutelare o coprire gli atti criminali all'Istituto Bellini. Eventuali dimissioni della Consigliera Marco, che appaiono inevitabili, non debbono in alcun modo influire sull'esigenza di chiarezza e sull'accertamento delle responsabilità.

Il Vicesindaco Marco Consoli dovrebbe invece oggi chiarire alla città se intende confermare la “solidarietà al Consigliere Erika Marco che da oltre due anni è vittima di un'azione persecutoria volta ad infangare il suo onore e quello della sua famiglia”, espressa in occasione del deferimento della Consigliera Marco alla Commissione Nazionale Antimafia.

Catania ha poche risorse economiche, sempre meno servizi, sempre più povertà, rubare soldi pubblici al nostro territorio è il gesto più meschino che si possa compiere.

Catania Bene Comune

 

 

Mercoledì 31 Maggio 2017

Aggiungi commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
By submitting this form, you accept the Mollom privacy policy.