E adesso il rainbow colori Catania. Il 4 luglio tutt* al Pride.

Dall'1 al 4 luglio sarà tutta la città a colorarsi di rainbow per l'uguaglianza, la libertà, i diritti. Sarà Pride. Colorato, divertente, impegnato, di lotta, perché i diritti non si attendono...si conquistano.

Tre giorni di iniziative, assemblee, laboratori, mostre, concerti, con tema “l'io, il corpo e l'eros”, e sabato 4 luglio, con partenza alle ore 18 da piazza Cavour il corteo del Pride. (qui il programma completo).

In piazza per reclamare tutto, per tutt*, in maniera imprudente, libera, divertente, favolosa. Porteremo in strada la libertà di amare, la libertà di essere. Con i nostri colori, sui nostri tacchi, con le nostre parrucche, indossando le nostre payette o non indossando nulla grideremo all'intera città che l'uguaglianza abbiamo intenzione di conquistarla adesso.

Non è più possibile aspettare. Vogliamo vivere oggi in un mondo che non sia più fondato sulle discriminazioni e sulla paura. Omo-transfobia, razzismo, xenofobia, violenza maschile sulle donne, sfruttamento sono tratti di uno stesso potere, che va stravolto e abbattuto.

Il mondo in queste ore si è tinto di rainbow in occasione dell'anniversario dei moti di Stonwall, quel 28 giugno del 1969 in cui il movimento omosessuale e transessuale ha iniziato a marciare, in occasione del referendum irlandese sui matrimoni omosessuali e della sentenza della Corte Suprema americana. In Italia l'Onda Pride ha invaso le città di tutto il Paese portando in piazza centinaia di migliaia di persone, strette in un unico messaggio: uguaglianza, libertà.

Adesso tocca a Catania. Dopo la conquista del Registro delle Unioni Civili non abbiamo intenzione di fermarci. Oggi è un altro il passo da compiere, come in tutta Italia: il riconoscimento giuridico e formale dell'uguaglianza sostanziale, il riconoscimento per le coppie omosessuali del diritto al matrimonio.

Non si tratta di accettare una normalizzazione o tifare per un'istituzione di matrice patriarcale. Non si tratta di rinchiudere le istanze di liberazione sessuale dentro la gabbia dell'eteronormazione. Negli anni 50 qualsiasi ragazzino nero americano avrebbe potuto rinunciare a vedere gli orrendi film che proiettavano nei cinema riservati ai bianchi, avrebbe magari potuto leggere un bel libro. Le famiglie nere avrebbero potuto evitare di andare a mangiare in uno di quei ristoranti che riservava ai neri un ingresso sul retro e una sala isolata, magari si sarebbe mangiato meglio in un ristorante di soli neri. Il primo dicembre del 1955 Rosa Parks avrebbe potuto sedersi in fondo all'autobus, nei posti riservati ai neri, che tanto da quei bianchi razzisti era pure piacevole starne alla larga. Avrebbe potuto anche prendere un altro autobus o tornare a piedi. Ma non l'ha fatto.

Il tema non era assicurarsi servizi o possibilità ma distruggere qualsiasi elemento sociale, giuridico, formale che accettasse una discriminazione. Oggi è lo stesso. Vogliamo avere il diritto di sposarci, indipendentemente che ci piaccia o meno farlo.

Non possiamo più accettare che qualcuno ci releghi in fondo all'autobus, anche se quei posti fossero i migliori.

Catania Bene Comune

Domenica 28 Giugno 2015

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