Per un nuovo modello di welfare
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Scritto da Gruppo Welfare

La cittadinanza attiva, infatti, deve essere promossa con la creazione di spazi di partecipazione e stimolata con azioni imperneate sulla responsabilità collettiva e la solidarietà.

Le formazioni sociali, come i soggetti di terzo settore, devono essere messe nella condizione di poter svolgere le loro funzioni primarie, non solo esprimendosi come forme organizzative della cittadinanza ma anche sperimentando nuove pratiche finalizzate al miglioramento nei vari aspetti della vita quotidiana della comunità locale.

Il modello di welfare locale, infatti, ad oggi è incentrato prevalentemente su servizi essenziali e di prima accoglienza, in particolar modo se si fa riferimento all'utenza migrante. La maggior parte dei servizi offerti è gestita da soggetti di terzo settore che, attraverso il sistema delle convenzioni con la P.A., eroga prestazioni mai sufficienti rispetto al bisogno. Il problema della scarsità delle risorse, tema centrale negli ultimi anni, è risolvibile solo se riusciamo ad astrarci dalle logiche di mercato e mettiamo a sistema tutti gli elementi, materiali e immateriali, disponibili. Tenendo ben saldi i principi della partecipazione e della solidarietà, è possibile immaginare un sistema in cui l'individuo e la comunità, anche nelle sue varie forme intermedie (famiglie, gruppi, associazioni, comitati etc) interagiscano in modo proficuo rispondendo ai bisogni puntuali di ciascuno e della collettività, individuando in modo partecipato le possibili soluzioni. Un esempio di politica nata dal basso, sostanziata da risorse economiche minime e rispondente alle esigenze reali delle famiglie è l'esperienza delle "tagesmutter" (tr. Mamma di giorno) o degli asili di caseggiato, realtà già consolidate in altre parti d'Italia e strade ancora troppo poco battute nel nostro territorio. Questi sono solo esempi, estendibili a tutti i settori di cura e di assistenza sociale, che dimostrano come la partecipazione di ciascuno e la messa in rete di elementi non ancora considerati come risorse utilizzabili per il benessere collettivo possano trasformare la vita della comunità migliorandola. Il Comune deve assumersi l'onere di innescare questi processi, costruendo le condizioni per l'incontro tra i soggetti e le diverse organizzazioni sociali e promuovendo buone prassi utilizzando, se necessario, strumenti incentivanti come sgravi fiscali, semplificazione amministrativa, supporto tecnico etc.

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